Vezzolano

Autunno? 4 passi a Vezzolano

Tra natura e storia. Prati, boschi, vigneti e, su tutto, la Canonica di Vezzolano. Queste le perle di un paesaggio dove la tranquillità regna sovrana. L’autunno, la stagione più ricca di colori.

 

Si parte

Regione Vezzolano è una piccola area di alcune decine di ettari situata a sud-ovest di Albugnano (AT), al confine tra Collina di Torino e Monferrato settentrionale. Prati, boschi e vigneti sono i principali elementi di un paesaggio dove la tranquillità regna sovrana. Regione Vezzolano è distante circa 40 km da Torino e circa 25 km da Asti. È raggiungibile in breve tempo in auto da Chivasso, da Chieri e da Castelnuovo Don Bosco. Arrivati a Vezzolano, lasciamo quindi l’auto sul comodo piazzale e facciamo 4 passi…

La Canonica regolare di Vezzolano ci appare subito alla vista e, poco a monte, vediamo bene anche l’azienda agricola sperimentale di proprietà dell’Accademia di Agricoltura, attualmente gestita dal CNR-IMAMOTER. Possiamo quindi scegliere se visitare subito la canonica oppure se visitarla dopo la passeggiata, come ciliegina sulla torta: propongo la seconda opzione.

Vigneti inerbiti e boschi di latifoglie dai vivaci colori autunnali (17.11.2018).

Prendiamo quindi la stradina sterrata che parte alla sinistra della canonica e che, salendo per poche centinaia di metri, ci porta alla Crocetta (figura a lato). Nel percorrere questa sterrata veniamo subito catturati dai forti colori autunnali che i vigneti e i boschi di latifoglie ci offrono. Raggiungiamo così il colle della Crocetta, ottimo punto panoramico. Posto ad una quota di circa 440 m, questo piccolo colle offre alla vista bellissimi panorami. Innanzitutto i rilievi collinari davanti a noi, più o meno nascosti dalla foschia autunnale che rende ancor più suggestiva la vista.

Vediamo bene l’abitato di Cinzano con il suo castello e, più sulla sinistra, Moncucco Torinese. Sotto l’aspetto geografico-fisico è interessante notare come il rilievo collinare su cui giace l’abitato di Cinzano (491 m s.l.m.), segni il punto di unione di tre linee spartiacque: a nord il versante del Monferrato che guarda verso la valle Po nel tratto compreso tra Chivasso e Casale Monferrato; ad est la bassa valle del Tanaro; ad ovest il bacino del torrente Banna, affluente del Po a monte di Torino, in località Bauducchi. Particolarmente evidente è anche la diversa destinazione d’uso del suolo in relazione alla pendenza e alla esposizione dei versanti.

Vista dalla Crocetta verso est (26.10.2019).

Se la giornata è limpida, dalla Crocetta possiamo vedere molto bene Superga (in direzione est). Possiamo buttare lo sguardo oltre Superga e intravedere la Sagra di San Michele. Alzando ancor più lo sguardo possiamo osservare una grossa fetta dell’arco alpino occidentale, dal Monviso al Monte Rosa, passando per il Rocciamelone, La Bessanese, La Ciamarella, il Gran Paradiso e il Cervino.

Il prato ai nostri piedi ci invoglia ad una breve sosta contemplativa. Niente di meglio per chiudere gli occhi e navigare dentro di noi, accompagnati dall’inconfondibile rumore del silenzio a volte interrotto dal suono di una campana lontana, oppure dal grido di una poiana che rotea nel cielo. Rigenerati spiritualmente e in pace con il mondo, scendiamo dalla stessa sterrata da cui siamo saliti, ammirando ancora la forza dei colori autunnali.  Ma la bellissima facciata della canonica cattura inevitabilmente la nostra attenzione.

 

La Canonica regolare di Vezzolano

La Canonica regolare di Vezzolano (17.11.2018).

Il primo documento ufficiale noto risulta datato 27 febbraio 1095. I 924 anni della canonica sono trascorsi fra luci ed ombre, tra un periodo di splendore ed un lento declino. Uno dei motivi di fascino è sicuramente lo splendido isolamento che la caratterizza, seminascosta da colline e boschi, in una quiete perenne. La strada che da modo di raggiungerla consente di apprezzarne la bellezza anche dall’alto. Avvicinandosi alla canonica risaltano il complesso absidale e la compattezza del campanile, collocato sul lato sinistro come vuole il romanico. La facciata romanico-lombarda è costruita in cotto e arenaria ed è decorata da capitelli e statue. Sul portale strombato c’è un bassorilievo di pietra dolce a lunetta.

Il nartece di Vezzolano (17.11.2018).

Appena entrati, a pochi passi dal portale, si ammira uno degli elementi di massimo interesse dell’edificio: il nartece, di color azzurrognolo sembra dipinto con smalti invece è di calcare lucido. Dalla chiesa, attraverso una piccola porta si accede al chiostro, un angolo di silenzio conservato nei secoli, simbolo dell’antica pace cenobitica. In esso spiccano bellissimi capitelli variamente scolpiti con fregi sia classici sia complessi. Nel porticato del chiostro, lato nord, campeggia il più importante affresco di Vezzolano, una delle più note pitture del Piemonte antico, datata XIV secolo. Lasciata la luce del chiostro entriamo nella foresteria dal ricco soffitto in legno e dalle minuscole finestre a feritoia. La visita è gratuita. È anche possibile richiedere visite guidate. Dettagliate informazioni sono disponibili direttamente in canonica. Molto interessante la Guida alla canonica regolare di Santa Maria di Vezzolano, Edizioni del Capricorno e la consultazione del sito dell’Associazione Terra, Boschi, Gente e Memorie.

 

Se vogliamo di più

Possiamo salire al punto più alto dei rilievi della Collina di Torino: la rosa dei venti al Parco della Rimembranza, o Belvedere di Albugnano (553 m). Lasciamo quindi Regione Vezzolano e saliamo ad Albugnano, parcheggiando nei pressi del palazzo comunale. Procediamo a piedi verso il Parco della Rimembranza, apprezzando dapprima gli antichi resti delle mura che cintavano il castello medioevale e, successivamente, sulla sinistra, il vecchio ristorante in cui vi soggiornò la Regina Margherita ed a cui, in suo onore, venne intitolata la via che stiamo risalendo. Arrivati al parco, notiamo sulla sinistra una targa che ricorda il celebre “Olmo del ciabattino”.

Ancora qualche passo e arriviamo alla rosa dei venti. La maestosità del panorama che da qui si può ammirare è a dir poco eccezionale. Gran parte del territorio piemontese è sotto i nostri occhi. Le mattine con cielo sereno e aria secca sono le migliori per l’osservazione.

 

Cosa vediamo

La zona del Canavese è ben visibile verso nord, con l’imbocco della Valle d’Aosta e lo splendido anfiteatro morenico d’Ivrea, edificato dal ghiacciaio balteo durante le glaciazioni pleistoceniche. Alla destra dell’anfiteatro (per chi guarda) si vede bene la morena laterale sinistra, molto ben conservata (La Serra d’Ivrea). All’estremità meridionale dell’anfiteatro, il punto in cui la Dora Baltea supera lo sbarramento morenico frontale, iniziando il suo corso a meandri verso il Po, nel quale si immette poco a monte di Crescentino.

Verso nord-est la pianura vercellese è facilmente identificabile grazie alla presenza delle aree risicole nettamente emergenti dal panorama agricolo confinante. Poco sopra, la zona di Biella con il suo capoluogo. Spostandoci ancora verso nord-est vediamo le due torri della centrale elettronucleare di Trino Vercellese e, ancora sopra, la città di Vercelli. In direzione est, durante giornate particolarmente limpide, è possibile intravedere Novara e Milano (binocolo alla mano anche il Duomo).

Spostando lo sguardo ancora più ad est si può vedere tutto il rilievo monferrino che sfuma gradatamente lasciando il posto alla pianura alessandrina. In direzione sud-est abbiamo un ampio tratto di pianura padana che successivamente diventa, verso sud, la zona delle Langhe e, verso sud-ovest la zona di Chieri, l’Altopiano di Poirino e la parte meridionale della Collina di Torino. La netta anticlinale della Collina di Torino, direzione sud-ovest nord-est, nasconde totalmente il capoluogo piemontese (forse è meglio così!) e porta ad osservare il Faro della Vittoria e la Basilica di Superga con, dietro, verso ovest, la Sacra di S. Michele in cima al Monte Pirchiriano, il Musiné e l’imbocco della Val di Susa. Totalmente visibile l’arco alpino occidentale, dalle Alpi Marittime, alle Cozie, alle Graie, con le sue principali vette (Monviso, Rocciamelone, Monte Rosa, Gran Paradiso, e Monte Bianco).

 

Se vogliamo ancora di più

Bivio per località Luca-Vallana (26.10.2019).

Dal piazzale del Municipio proseguiamo in auto entrando in paese e lasciamo il municipio sulla sinistra. Percorriamo la stretta strada, oltrepassiamo la piccola cappella di San Sebastiano, arriviamo al bivio per Belsito, sulla destra e procediamo diritto.

Alla nostra sinistra vediamo dei profili geologici molto interessanti (strati di conglomerati, arenarie e marne oligo-mioceniche), che ci introducono a quello che sarà l’obiettivo del prossimo punto d’osservazione. Alcuni metri ancora e arriviamo alla cappella votiva di Santa Lucia e al bivio, che troviamo sulla sinistra, per Luca-Vallana. Qui ci fermiamo perché abbiamo raggiunto il nostro punto di osservazione.

Voi direte: ma è un comune piccolo bivio di due strade collinari.

Si. Questo luogo non sembra avere particolari elementi di interesse, ma non è così. Infatti volgendo lo sguardo verso nord-est notiamo, sul fondovalle, il Rio Freddo. Ma cosa avrà di tanto importante questo piccolo rio, neanche tanto ben visibile?

Il Rio Freddo è molto importante da un punto di vista geologico perché questa zona risulta essere il confine – per lo più profondo ma a tratti affiorante ed a volte ben visibile al piano di campagna – tra il substrato alpino e quello appenninico: sì, siamo al confine tra Alpi e Appennini! Per gli appassionati di scienze della Terra non è un comune bivio stradale. Al di là dell’aspetto affascinante, va comunque ricordato che l’argomento è complesso ed è stato oggetto di numerosi studi da parte della comunità scientifica. A questo proposito si veda Piana F. (2000) – Structural Setting of Western Monferrato (Alps‐Apennines Junction Zone, NW Italy). Tectonics, 19, 5, 943-960.

I nostri 4 passi finiscono qui, torniamo a casa forse stanchi, ma sicuramente contenti di aver trascorso qualche ora di tranquillità immersi nei colori dell’autunno, a Vezzolano.

 

 

About the author

Guido Nigrelli è un naturalista, un ricercatore al CNR-IRPI di Torino e un divulgatore scientifico. Come ricercatore studia le relazioni tra clima e processi morfodinamici in ambiente alpino. Come divulgatore scientifico gestisce questo blog e scrive di scienza, tecnologia e ambiente su alcune testate giornalistiche.

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