Come proteggere le nostre orchidee spontanee

Con il progetto LIFEorchids l’Unione Europea vuole conservare le numerose specie di orchidee spontanee presenti sul suo territorio. Tutti possiamo far parte di questa importante iniziativa.

 

Il progetto LIFEorchids

Un click e sei al progetto LIFEorchids…

Lo scopo del progetto LIFEorchids (cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma LIFE) è contrastare l’attuale declino di orchidee spontanee, tipiche di praterie che mantengono le loro caratteristiche di biodiversità solo se gestite dall’uomo, ad esempio attraverso lo sfalcio ed il pascolo. In assenza di tali cure l’habitat è destinato a scomparire, perché prendono il sopravvento specie arbustive ed arboree che escludono le orchidee. Il progetto prevede interventi di ripristino delle praterie e reintroduzione delle orchidee in aree selezionate all’interno del Parco del Po vercellese-alessandrino (Piemonte) e del Parco di Portofino (Liguria), anche attraverso il contributo delle esperienze realizzate in Repubblica Ceca.

In un’epoca di perdita globale della biodiversità, le orchidee sono considerate ad alto rischio di estinzione, in conseguenza delle loro speciali caratteristiche. In natura, infatti, queste piante dipendono non solo dagli insetti impollinatori per la riproduzione, ma anche da specifici microrganismi (funghi) simbionti, a loro volta minacciati dai cambiamenti ambientali, i quali sono indispensabili per la germinazione dei semi e la sopravvivenza stessa delle piantine. La sopravvivenza di queste straordinarie piante e del loro ecosistema dipende dall’uomo, che può intraprendere azioni di cura e gestione del proprio territorio a salvaguardia della biodiversità locale. (dal progetto LIFEorchids).

Come diventare un “custode di orchidee”

Il progetto LIFEorchids non si limità però ai soli interventi di ripristino nei parchi.

Se sei il proprietario di un terreno che può rappresentare un habitat per queste piante, un utilizzatore del territorio disposto ad applicare pratiche ad alto valore naturale (ad esempio un imprenditore agricolo), un volontario in grado di dedicare tempo ad assisterci nelle attività di progetto, e sei disponibile a diventare “custode di orchidee”, vai alla pagina del progetto oppure scrivi direttamente a custodia@lifeorchids.eu. In questo modo aiuterai il progetto nella tutela dei delicati habitat che ospitano queste specie.

Anche la Regione Piemonte attraverso la sua rivista online Piemonte Parchi ha lanciato un appello mediante questo interessante articolo a firma di Laura Succi (leggi l’articolo).

Io vorrei partecipare ma non ho terreni, come faccio?

Un click e sei su INaturalist…

Nessun problema, anzi, il progetto LIFEorchids è collegato direttamente al portale INaturalist. Questo portale è una community a cui è possibile registrarsi gratuitamente. Può registrarsi chiunque, dal naturalista botanico, al biologo entomologo, all’appassionato osservatore, al fotografo.

Dopo la registrazione, dalla propria homepage è possibile gestire il proprio profilo, inserire nuove osservazioni, fare ricerche a livello mondiale, isciversi a sezioni tematiche e interagire con la community. Tutto in modo molto semplice. Esiste anche un’App apposita.

Ogni osservazione può contribuire alla scienza della biodiversità, da quella della farfalla più rara a quella dell’erba più comune del tuo cortile. Lo scopo di INaturalist è condividere i ritrovamenti e le osservazioni con tutti mediante l’utilizzo di database scientifici quali il Global Biodiversity Information Facility, al fine di aiutare gli scienziati a trovare ed utilizzare i dati.

Registriamoci quindi su INaturalist e diventiamo anche noi custodi di orchidee!

 

Se vuoi saperne di più sulle orchidee spontanee

Presenza e distribuzione

La famiglia delle orchidacee è una delle più vaste tra le piante superiori. Essa comprende circa 800 generi e oltre 20.000 specie, presenti in tutto il mondo tranne in Antartide (Rossi, 2002). Il numero di specie di orchidee spontanee presenti in Europa è di circa 600, l’Italia invece ne conta circa un centinaio, a seconda dei criteri adottati per la loro classificazione. In Pignatti (1982) ad esempio, il numero di specie di orchidee riportate è di 87. In Piemonte, nell’ambito di un progetto di ricerca ne sono state censite ben 84 specie (Isaja et al., 2017). Gli habitat tipici di queste orchidee sul territorio nazionale sono i boschi, le radure boschive e i prati.

Alcune specie di orchidee hanno vere e proprie radici e nascono dal terreno, altre invece vivono aggrappandosi ad arbusti o ad altri alberi formando soltanto radici aeree. Queste sono le cosiddette piante epifite, cioè piante che si sviluppano su un’altra pianta senza esserne parassite: grazie amfoglie e radici particolari, riescono ad assorbire acqua dall’aria e sali minerali dal pulviscolo che si deposita su di esse.

Un fiore molto bello ma molto complesso

Dactylorhiza fuchsii (Druce) Soò

Il fiore delle orchidee risulta sempre marcatamente zigomorfo, con un verticillo di perigonio esterno poco specializzato ed un verticillo interno composto da 2 elementi laterali ed uno centrale, superiore, specializzatissimo, per il richiamo dell’animale pronubo. Gli stami sono ridotti a 2 oppure ad 1 solo ed il filamento è concresciuto con lo stilo. Il polline di ogni teca è riunito in una masssa (pollinio), che viene asportata tutta insieme dall’animale pronubo. L’ovario (infero) contiene numerosissimi ovuli (circa decine di migliaia) che vengono quindi tutti fecondati in seguito ad un unico atto di impollinazione. La germinazione dei semi, piccolissimi e privi di endosperma, avviene solo previa infezione micorrizzica; infatti L’embrione si sviluppa solo grazie alla presenza di un fungo che lo protegge dal disseccamento e provvede al nutrimento dello stesso (le cellule digeriscono le ife fungine). Ecco perché è molto difficile trapiantaree orchidee. L’impollinazione zoogama trova in questa famiglia la sua massima espressione ed, essendo specializzatissima, spiega anche la grande diversità specifica. L’adescamento dei pronubi si compie per mezzo dell’odore, del colore o per la presenza di nettare. La botanica sistematica colloca la famiglia delle Orchidacee all’ultimo posto, ciò vuol dire che essa possiede il più alto grado evolutivo mai raggiunto da nessun’altra specie vegetale presente attualmente sulla Terra.

Le orchidee sono specie protette

Le orchidee, bellissime in natura, quando vengono seccate per la preparazione dell’esemplare d’erbario, perdono i colori assumendo una tinta brunastra e poco piacevole, questo in tutte le parti fiorali. Pertanto, qualora non fosse strettamente necessario per scopi di studio o di ricerca, sarebbe meglio limitarsi nel fare una bella fotografia anziché tentare inutili procedure di conservazione. Anche perché, cosa estremamente importante, tutte le orchidee sono piante in pericolo, talora anche minacciate di estinzione e pertanto ne è vietata la raccolta o il danneggiamento grazie a diversi strumenti legislativi comunitari, nazionali e regionali. Ecco perché è necessario portare avanti progetti come LIFEorchids e dare tutti il nostro piccolo contributo…

Infine, se volete avere una guida sulle orchidee da utilizzare durante le vostre erborizzazioni vi consiglio: Orchidee in tasca. Piccola guida delle orchidee d’Italia (download gratuito). Una guida da campo ideata per permettere il riconoscimento delle specie direttamente in natura, in modo da salvaguardarle dalla raccolta. I testi e le tavole descrittive sono interamente tratti da “Orchidee d’Italia” edito dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.

Bibliografia

  • Isaja A., Dotti L., Bombonati D. (2017) – Orchidee del Piemonte. Atlante e guida al riconoscimento. Edizioni Boreali, Camino (AL);
  • Pignatti S. (1982) – Flora d’Italia. Edagricole, Bologna;
  • Rossi W. (2002) – Orchidee d’Italia. Quad. Cons. Natura, 15. Min. Ambiente – Ist. Naz. Fauna Selvatica.

 

 

 

 

 

 

 

About the author

Guido Nigrelli è un naturalista, un ricercatore al CNR-IRPI di Torino e un divulgatore scientifico. Come ricercatore studia le relazioni tra clima e processi morfodinamici in ambiente alpino. Come divulgatore scientifico gestisce questo blog e scrive di scienza, tecnologia e ambiente su alcune testate giornalistiche.