Storie d’altri tempi: l’aerostato Stella (I parte)

8 ottobre 1893, un aerostato sale nei cieli di Torino per festeggiare un singolare matrimonio. Il giorno dopo, la tragedia. Una storia vera, d’altri tempi, nella Torino “decapitalizzata” di fine ‘800.

 

Sono molte le storie che il passato conserva. Alcune di queste storie fanno parte della nostra memoria storica, altre invece non ci appartengono anche se avvenute proprio nei luoghi dove noi abitiamo, lavoriamo, oppure frequentiamo. Chissà quante volte ci sarà capitato di vivere il presente in un posto dove in passato sono avvenute cose importanti e noi non ne sappiamo nulla. Forse la storia che sto per raccontarvi è proprio una di queste.

Figura 1 – 1898, Corso Vittorio Emanuele II e, sulla destra, Porta Nuova (fonte www.museotorino.it, modificata)

Una storia vera, d’altri tempi, nella Torino “decapitalizzata” di fine ‘800. Un finale in parte tragico e in parte lieto. Una storia avvenuta nel 1893 a Torino e a Balme, nell’Alta Valle di Lanzo. Una storia già raccontata da altri autori, quindi una storia non nuova. Io però questa storia ve la vorrei raccontare in modo diverso. Ve la vorrei raccontare cercando di portarvi il più possibile dentro quel passato, dentro quel Piemonte, dentro quella Torino (Fig. 1). Inoltre ve la vorrei raccontare senza la pretesa di volermi confrontare con gli storici, che molto meglio di me sanno e divulgano questa materia.

I contenuti di questa storia sono lunghi per un solo post. Ho quindi pensato di dividere il racconto in II parti al fine di rendere la lettura più piacevole e meno pesante. Spero sia di vostro gradimento.

La I parte traccia un breve inquadramento storico. La II parte invece entra nel vivo della storia.

Il Piemonte di fine ‘800

Figura 2 – Il Piemonte a fine ‘800 (fonte phaidra.cab.unipd.it/, modificata)

A fine ‘800 il Piemonte è una regione in rapida trasformazione, sotto molti aspetti (Fig. 2). Una crisi demografica, economica e sociale caratterizza gli anni ’60 e ’70. Una generale difficoltà nel settore agricolo, una guerra commerciale con la Francia e un’ondata di scandali finanziari e di fallimenti bancari interessano invece il difficile periodo degli anni ’80 e ’90 (Cardoza et al., 2006).

Nel 1861 il Piemonte passa da essere regione faro del Regno di Sardegna a essere regione faro del Regno d’Italia. L’impalcatura istituzionale, la classe dirigente, l’organizzazione militare e l’istruzione del Piemonte vengono estese a tutto il Paese, dando vita a quel processo conosciuto come “piemontesizzazione”. Ma nuvole minacciose compaiono all’orizzonte.

Nel settembre 1864 il governo Minghetti negozia un accordo con la Francia di Napoleone III.  Questo accordo prende il nome di “Convenzione di settembre”. Ma l’accordo italo-francese viene portato avanti in gran segreto. Sia il Parlamento e sia la monarchia non ne sono a conoscenza. Le condizioni dell’accordo prevedono che Napoleone III sgomberi le truppe francesi da Roma entro due anni, a condizione che gli italiani trasferiscano la capitale da Torino a Firenze entro sei mesi. Le reazioni dei torinesi sono feroci. Le manifestazioni di protesta si trasformano in scontri con le forze dell’ordine. La Strage di Torino del 21 e 22 settembre 1864 ne è il più triste ricordo (Rossi et al., 1915; Fondazione Enrico Eandi, 2019).

Nell’aprile 1865 il Parlamento chiude i battenti e si trasferisce a Firenze. Nella primavera-estate dello stesso anno anche Vittorio Emanuele II di Savoia, Re d’Italia e “Padre della Patria” lascia Torino con tutta la corte. Il Piemonte perde così il suo ruolo di faro nazionale e diventa l’estrema periferia alpina di uno Stato mediterraneo. L’accordo del 1864 ha conseguenze devastanti sulla ex capitale, meno ma pur sempre importanti sul resto del Piemonte. L’agricoltura, l’industria e il commercio sono i settori maggiormente interessati (Oliva, 2016).

Agricoltura

Figura 3 – 1897, Lanzo T.se, la vecchia stazione della Torino-Ceres (foto M. Gabinio, fonte www.fondazionetorinomusei.it)

Il settore agricolo riesce a far fronte alle difficoltà del settore grazie alle capacità messe in campo dalle piccole proprietà private. Anche le grandi proprietà però si danno da fare. Le monumentali cascine a corte chiusa del vercellese e del novarese costituiscono un polo risicolo di eccellenza. Nelle zone collinari, il settore viti-vinicolo consente buoni tenori di vita nonostante la crisi. Nelle zone di montagna invece la vita è dura e la sopravvivenza difficile.

Questa sfavorevole situazione origina i primi movimenti migratori permanenti, soprattuto verso la vicina Francia e verso le lontanissime Americhe. Forsi molti di noi non ricordano più che cosa voleva dire emigrare a quei tempi per gli italiani. Questo video, come diversi altri, ci ricorda un passato che dovrebbe farci riflettere, anche alla luce degli attuali movimenti migratori.

Industria

Il settore industriale riesce a sopravvivere alle crisi anche perché la regione sabauda vanta una delle aree più industrializzate d’Italia. Il buon livello di industrializzazione raggiunto in questo periodo, influenzerà positivamente tutta la storia futura del nuovo Piemonte. Dallo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria ne trae giovamento anche il settore degli scambi commerciali. Questo anche grazie ad una rete stradale ben sviluppata e ad una rete ferroviaria prima in Italia per estensione, con i suoi 900 km (Montanelli, 2003). I flussi di gente e di merci possono così essere veicolati in tutte le direzioni e in modo veloce, per quei tempi (Fig. 3).

Figura 4 – 1888, memoria presentata da Galileo Ferraris all’Accademia delle Scienze di Torino (fonte Accademia delle Scienze)

In questo susseguirsi di crisi e di difficoltà il Piemonte scopre sul finire del secolo una nuova ricchezza: l’energia elettrica (Figura 4). Nell’ottobre del 1884 e dopo anni di studi e ricerche, Galileo Ferraris organizza tra Torino e Lanzo la prima dimostrazione al mondo di trasmissione a distanza di energia elettrica alternata, seguendo un principio che è tuttora adottato (Accademia delle Scienze di Torino, 2005).

Le acque dei numerosi torrenti che scendono dalle vallate alpine vengono utilizzate per alimentare nuove centrali idroelettriche. La realizzazione di una fitta rete di queste centrali produce un quarto di tutta l’elettricità consumata nella penisola. Questa nuova ricchezza permette al Piemonte di abbattere i costi di produzione, attirando l’attenzione delle autorità pubbliche e di molti investitori. Si stanno gettando le basi per il superamento delle difficoltà e il decollo di inizio ‘900.

Il 9 gennaio del 1878 muore Vittorio Emanuele II che viene ricordato ancora oggi con l’appellativo di “Re galantuomo” per aver mantenuto in vigore lo statuto albertino. Sale al trono Re Umberto I di Savoia, che regnerà sino al 29 luglio del 1900, giorno in cui viene assassinato a Monza per mano di un anarchico subito sottratto al linciaggio della folla da parte dei carabinieri e arrestato.

La Torino di fine ‘800

Figura 5 – 1897, Torino, ponte a traliccio della ferrovia di Lanzo sulla Dora Riparia (foto M. Gabinio, fonte www.fondazionetorinomusei.it)

La Torino di fine ‘800 è una Torino figlia della “Convenzione di settembre” e del processo di “decapitalizzazione” che la città deve subire a partire dal 1864. Torino perde lo status di sede della corte reale e lo status di capitale d’Italia nel giro di pochi giorni. Per la ex capitale arriva inevitabilmente una profonda crisi. L’impatto è maggiore sulle classi medio-basse e sui lavoratori.

Il malcontento generale e il risentimento verso Vittorio Emanuele II, per aver accettato passivamente il trasferimento della capitale, rompe l’antica simbiosi fra la città e la monarchia (Oliva, 2014). Fra gli anni ’60 e gli anni ’90 si alternano periodi di crisi e di ripresa (Fig. 5).

Crisi, ripresa, crisi, ripresa

La partenza della corte, del corpo diplomatico internazionale, del Parlamento, dei ministeri, degli uffici pubblici, dei monopoli statali e delle aziende legate allo stato, determina l’immediata perdita di numerosi posti di lavoro e una significativa crisi demografica. Nel 1864 Torino conta 218.234 abitanti. A seguito della crisi demografica, nel 1868 gli abitanti scendono a 191.500 (-12%). Nel 1871 i disoccupati sono più del 20%. Di questo infelice periodo vanno anche ricordate le due epidemie di colera del 1866 e del 1867 che causano la morte di 1300 torinesi. Negli anni ’70 la città comincia a dare i primi modesti segnali di ripresa. Dal 1871 riprende la crescita demografica e, nel 1893, Torino conta già 334.189 abitanti (Isaia, 1894).

Figura 6 – 1884, stralcio di veduta panoramica di Torino, Esposizione Italiana del 1884 (fonte www.museotorino.it, modificata)

Il consiglio comunale, gli aristocratici e gli intellettuali si impegnano mediante concrete iniziative a risolvere i principali problemi economici e sociali e a trasmettere alla popolazione un nuovo senso di identità. Un senso di identità basato sui valori nazionali e sull’orgoglio per il contributo piemontese dato alla causa unificatrice dell’Italia (Fig. 6).

La città tutta si impegna nella costruzione di musei e monumenti patriottici (es. Museo Nazionale del Risorgimento; Mole Antonelliana), nell’organizzazione di eventi ed esposizioni internazionali (es. Esposizione Italiana del 1884; Esposizione Nazionale del 1898) e nella realizzazione di importanti opere transfrontaliere (es. Traforo del Frejus).

Il periodo 1880-1894 vede però nuove crisi farsi avanti. Una grave crisi delle banche, la depressione agricola, una bolla edilizia e la guerra delle tariffe con la Francia fanno cadere la città in un preoccupante stato di miseria. Ne conseguono un impoverimento della classe media, un aumento del vagabondaggio, un aumento della criminalità e una ripresa dell’emigrazione.

Una città che lavora e pensa

Figura 7 – 1898, Piazza Vittorio Emanuele I, dalla Gran Madre (fonte www.museotorino.it, modificata)

A risollevare nuovamente le sorti della città e a proiettarla verso il decollo industriale di inizio ‘900 ci pensano il governo locale e l’Università (Fig. 7). L’obiettivo è cercare di promuovere una nuova e ottimistica visione di Torino ispirandosi alla scuola filosofica dominante alla fine dell’800: il positivismo. Le facolta scientifiche dell’Università di Torino spingono verso una società guidata dalla scienza e dalla tecnologia, basata su fatti certi. Torino diventa una città che “lavora e pensa”. Torino si prepara a diventare la città industriale e uno dei principali centri urbani di espansione economica di inizio ‘900 (Cardoza et al., 2006).

Nel 1864 la sede del Governo fu trasportata a Firenze. Ma Torino volle e seppe provvedee a sè; e, trasformando la sua vita secolare di capitale, cercò e trovò nuove fonti di attività, di progresso e di prosperità” (Isaia, 1894).

Succede a Torino nel 1893

Veniamo all’anno della nostra storia, il 1893. Nel 1893 i 334.189 torinesi possono godere di una città che, anche se in crisi, offre loro una struttura degna delle migliori città europee di quel tempo.

Distribuita su una superficie di 16,8 km2, in Torino vi sono 5 stazioni ferroviarie; 18 alberghi; 11 caffè ristoranti; 7 trattorie; 18 caffè e cioccolato in bevanda; 12 birrerie; 9 confettieri e liquoristi (Vermouth); 7 uffici postali; 7 telegrafi; 6 telefoni; 6 banche e ben 25 consolati. Per quanto riguarda gli altri trasporti ci sono vetture di piazza e di rimessa, tramvie a cavalli, tramvie a vapore, cavalli da sella, barche sul Po, velocipedi, biciclette e facchini pubblici.  Molto ricca è anche l’offerta in termini di attrattive culturali. Inoltre a Torino sono presenti 13 teatri; 18 musei e collezioni; 17 edifici di pregio; 15 chiese importanti e 5 ponti principali (Isaia, 1894).

Il sindaco della città è Melchiorre Voli, in carica dal 29 marzo 1887 al 19 ottobre 1894 (Senato della Repubblica). Proprio quest’anno, la Biblioteca Reale di Torino riceve per donazione 13 fogli autografi e il Codice sul volo degli uccelli di Leonardo. La sera del 1º febbraio al Teatro Regio di Torino viene proposta la prima rappresentazione della Manon Lescaut, l’opera in quattro atti di Giacomo Puccini, con Cesira Ferrani e Giuseppe Cremonini Bianchi. L’opera ottiene un successo clamoroso alla presenza del compositore. Il 16 aprile è il giono dell’eclisse di sole parziale. A Torino è ben visibile e dura poco più di un’ora, dalle ore 4:25 del pomeriggio sino alle ore 5:31 (Atti della Regia Accademia delle Scienze di Torino, Vol. 28). Il 29 giugno si corre la Milano-Torino, seconda edizione della gara ciclistica su un percorso di 150 km. La vittoria va all’italiano Luigi Airaldi.

Cenni sul clima

Figura 8 – Torino, temperatura e precipitazioni per l’anno 1893 (dati archivio CNR-IRPI Torino)

A Torino nel 1893 la temperatura media annua è di 12,3 °C e le precipitazioni totali ammontano a 859 mm (Fig. 8). L’anno comincia con un gennaio particolarmente freddo. La temperatura media mensile è di -3,4 °C e il 19 gennaio il termometro raggiunge il minimo assoluto dell’anno con -15,0 °C, dopo alcuni giorni di gelo intenso. I restanti mesi dell’anno presentano un andamento termico nella norma. Il mese più caldo è agosto con una temperatura media di 23,3 °C. Il giorno 20 dello stesso mese si registra il massimo annuale di temperatura: 31,6 °C. Per quanto riguarda le precipitazioni, Il trimestre gennaio-marzo si presenta estremamente arido, facendo registrare solamente 61,7 mm di precipitazioni (rispettivamente 32,1 mm; 24,5 mm e 5,1 mm). Il mese più piovoso è giugno con 222,4 mm, seguito da luglio con 219,4 mm. Ad agosto il quantitativo di pioggia caduta tocca il minimo mensile con 1,8 mm (Ann. Uff. Centr. Meteor. Geodin., 1906).

Il 23 aprile il fiume Po fa registrare una magra importante. Al ponte Isabella la portata idrica è valutata in circa 25 m3/s. L’altezza dell’acqua nel punto più guadabile, a valle del suddetto ponte, è di circa 66 cm (Di Napoli et al., 2008).

 

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Riferimenti bibliografici

  • Annali dell’Ufficio Centrale Meteorologico e Geodinamico Italiano (1906) – Serie seconda, Vol. XV, Parte II – 1893. Tipografia nazionale di G. Bertero, Roma;
  • Cardoza A. L., Symcox G. W. (2006) – Storia di Torino. Accademia delle Scienze di Torino e Giulio Einaudi editore s.p.a. Torino;
  • Di Napoli G., Mercalli L. (2008) –  Il clima di Torino. Società Meteorologica Subalpina, Moncalieri;
  • Fondazione Enrico Eandi (2019) – Torino 1864
  • Isaia C. (1894) – Torino. Guida del Viaggiatore. Ditta G. B. Paravia e Comp., Torino;
  • Montanelli I. (2003) – Storia d’Italia, Vol. VI. RCS Libri S. p. A., Milano;
  • Oliva G. (2014) – Storia di Torino. Edizioni Biblioteca dell’Immagine, Pordenone;
  • Oliva G. (2016) – Storia del Piemonte. Edizioni Biblioteca dell’Immagine, Pordenone;
  • Rossi T., Gabotto F. (1915) – Le giornate di settembre a Torino nel 1864. Tipografia cooperativa Bellatore, Bosco e C., Casale.

 


Immagine in evidenza: Santuario della Consolata in Torino, secolo XIX. Da https://phaidra.cab.unipd.it/, modificata.

About the author

Guido Nigrelli è un naturalista, un ricercatore al CNR-IRPI di Torino e un divulgatore scientifico. Come ricercatore studia le relazioni tra clima e processi morfodinamici in ambiente alpino. Come divulgatore scientifico gestisce questo blog e scrive di scienza, tecnologia e ambiente su alcune testate giornalistiche.

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