Storie d’altri tempi: l’aerostato Stella (II parte)

8 ottobre 1893, un aerostato sale nei cieli di Torino per festeggiare un singolare matrimonio. Il giorno dopo, la tragedia. Una storia vera, d’altri tempi, nella Torino “decapitalizzata” di fine ‘800.

 

Figura 1 – Il Pian della Mussa (Balme) dalla Rocca Venoni, da monte verso valle, foto Mario Gabinio, 15/07/1900 (fonte www.fondazionetorinomusei.it)

La II parte di questa storia entra nel vivo dei fatti. Il matrimonio fra Giuseppe Charbonnet e Anna Demichelis, il loro viaggio di nozze in aerostato, la tragedia e un sofferto e parziale lieto fine (Fig. 1). Anche per questa II parte i fatti vengono narrati sulla base di informazioni acquisite da fonti conoscitive diverse.

Il bel libro “La sposa dell’aria” di Marco Albino Ferrari è sicuramente un prezioso riferimento. Preziosi sono anche i diversi articoli apparsi sulla Gazzetta Piemontese e facilmente consultabili online (fonte archivio La Stampa). Il Club Alpino Italiano riferisce di questa storia-tragedia e a breve scopriremo perché il CAI scrive di questo (Rivista mensile del CAI, 1893, n 10). Il contributo di Castagneri A. (2000) sul periodico online Barmes News e il blog di Serpillo1 I camosci bianchi risultano anch’essi utili e interessanti.

Per stimolare l’interesse verso questa storia e magari portare il lettore ad approfondire l’argomento, qui di seguito vengono descritti solamente i fatti salienti, integrati di informazioni e immagini come proposto nella I parte, al fine di rendere ancor più vicina a noi la storia e i luoghi descritti.

Qui la I parte della storia.

Casa Charbonnet e i preparativi per il matrimonio

Figura 2 – 1891, pianta della città di Torino, modificata (dalla rete, cercasi autore)

Casa Charbonnet è in via Chisone al civico n 5, in Torino (Fig. 2). A fianco della grande casa di tre piani, l’officina di Giuseppe Charbonnet, cinquant’anni, celebre aeronauta con al suo attivo più di cinquanta ascensioni libere in mongolfiera. Un uomo con la passione per il volo sin da bambino. Il suo aerostato si chiama Stella, il pallone costruito in robusta seta bianca può contenere 1700 m3 di gas illuminante, pesa circa 200 kg, la navicella può trasportare sei persone ed è costato 14.000 lire. A casa Charbonnet, in quell’inizio d’autunno del 1893, fervono i preparativi per un singolare matrimonio. Si perché l’ammiraglio dell’aria Giuseppe Charbonnet ha chiesto la mano di Annetta Demichelis e lei ha detto si.

Annetta Demichelis ha diciotto anni ed è la figlia della governante di casa Charbonnet, Maria. Maria è rimasta vedova subito dopo la nascita di Annetta. Gli Charbonnet, sensibili al triste destino della loro fedele domestica, la invitano a trasferirsi nella casa padronale per lavorare e crescere la figlia. Maria e Annetta abitano all’ultimo piano della casa e condividono molti momenti quotidiani con gli Charbonnet.

Figura 3 – 1898, Panorama di Torino e delle Alpi preso dal Piazzale del Monte dei Cappuccini da G. Bonfantini (fonte www.atlantetorino.it)

Venerdì 6 ottobre, sul calar della sera, Annetta esce di casa per andare al Monte dei Cappuccini e meditare sui prossimi e importantissimi giorni della sua vita (luoghi individuati rispettivamente con i numeri 1 e 2 sulla Pianta della città di Torino del 1891, Figura 2). Appoggiata al parapetto del Monte dei Cappuccini, Annetta osserva il panorama della città che, aspettando il crepuscolo, inizia ad accendere i suoi 294 fanali a petrolio, i suoi 3916 lampioni a gas e i suoi primi 12 lampioni a corrente elettrica. A Torino la distribuzione di gas per l’illuminazione comincia nel 1839, prima città in Italia.

Il panorama è bellissimo, la Mole svetta su Torino (luogo n 3 sulla Pianta di Torino del 1891, Figura 2). Oltre la città è ben visibile tutta la corona alpina con le sue vette e, tra queste, la Bessanese (Bonfantini, 1898). Annetta osserva e medita, passando lo sguardo su quella montagna senza sapere che proprio quella montagna, la attende…

8 ottobre 1893, domenica

Figura 4 – Palazzo Madama, sul tetto in primo piano l’osservatorio meterologico e, in secondo piano, la cupola dell’osservatorio astronomico (fonte Telluccini, 1928, data sconosciuta, www.museotorino.it)

Giuseppe Charbonnet e Annetta Demichelis si sposano. Lo sposo ha trentadue anni più della sposa. Dopo la cerimonia il corteo nuziale con in testa i due sposi si dirige verso il Gazometro di Borgo San Secondo. Ma perché due freschi sposi dovrebbero andare in un gazometro? Perché al gazometro, ad attenderli c’è la Stella. L’ammiraglio Charbonnet porterà la sposa Annetta in viaggio di nozze con la sua mongolfiera. Il Gazometro di Borgo San Secondo fu costruito nel 1838 e venne demolito nel 1898 (luogo n 4 sulla Pianta di Torino del 1891).

Al gazometro ci sono migliaia di persone ad attendere i due sposi e a godersi lo spettacolo della ascesa dell’aerostato. Molte altre sono fuori, nelle vie Sacchi, San Secondo e Montevecchio. Tutto è pronto e, verso le ore 16:30, la Stella si solleva da terra iniziando il suo volo. Annetta, ben istruita dal suo sposo in precedenza, consulta con accuratezza il barografo che è stato portato a bordo dell’aerostato. Ogni volta che l’ammiraglio dell’aria Charbonnet ne ha necessità, Annetta consulta il barografo e comunica al suo sposo spinta ascensionale e quota altimetrica del momento.

Le condizioni atmosferiche sono ideali. Il termometro dell’Osservatorio della Regia Università di Torino segna 18,5 °C alle ore 15:00 del pomeriggio e 17,2 °C alle ore 21:00 della sera (Ann. Uff. Centr. Meteor. Geodin., 1906, Figura 4). L’osservatorio meteorologico e astronomico è posizionato sul tetto di Palazzo Madama (Telluccini, 1928). Verso le ore 17:00 l’aerostato naviga verso Moncalieri. Alle ore 17:30 è sopra Nichelino, per poi proseguire il suo viaggio nuziale verso Carignano, Carmagnola e Vinovo. Alle ore 18:30 circa la Stella atterra a Piobesi, piccolo paese a sud di Torino che dista in linea d’aria circa 17 km dal gazometro di Borgo San Secondo (Baretti, 1893).

9 ottobre 1893, lunedì

Figura 5 – L’abitato di Piobesi a fine ‘800 (da Baretti, 1893, modificata)

Una brezza proveniente da sud accarezza La Stella nella fresca mattina di Piobesi (Fig. 5). La brezza in certi momenti diventa un bel vento teso. Charbonnet e il fido Giuseppe Botto, 31 anni, amico di Charbonnet e anche lui appassionato di palloni aerostatici discutono su cosa fare: ritornare a Torino in carrozza oppure risalire sulla Stella e ripartire? La scelta non è semplice. Alla fine si decide di ripartire in aerostato, ma in quattro a bordo per avere più peso e di conseguenza più stabilità. L’equipaggio della Stella è dunque composto da Charbonnet e consorte, Botto e Costantino Durando, 18 anni, garzone di fiducia di Charbonnet. La Stella si soleva da terra per il secondo giorno consecutivo alle ore 10:00.

Le condizioni atmosferiche non sono ideali. I valori di temperatura osservati sul tetto di Palazzo Madama non sono un problema: 17,9 °C; 18,5 °C; 19,2 °C rispettivamente alle ore 9 del mattino, 3 del pomeriggio e alle 9 di sera. Il problema è il vento proveniente da SSW e, con il passare delle ore, delle nubi minacciose che incombono sopra la pianura torinese. Verso le 8 di sera, a Torino ci sarà un bel temporale: circa 7 mm di acqua cadura in 45 minuti. Ma a quell’ora la Stella e il suo equipaggio saranno già molto lontani.

La Stella naviga nei cieli sopra la pianura torinese per tutta la mattina, non senza qualche difficoltà nel governarla da parte dell’ammiraglio Charbonnet. Ma le nubi minacciose si avvicinano sempre di più e l’aerostato, poco dopo mezzogiorno, entra in un cumulonembo e viene avvolto dalle nuovole (WMO International Cloud Atlas). Le correnti ascensionali spingono l’aerostato sempre più in alto. Dopo circa due ore, la Stella rivede il sole. A oltre 5000 m di quota, sopra un mare di nuovole, le sensazioni sono uniche alla vista. Poi di nuovo dentro le nuvole. La Stella viaggia a gran velocità. Poco dopo, fulmini, grandine e pioggia la investono. Si è scatenato un forte temporale e governare l’aerostato è sempre più difficile. La visibilità è sempre più ridotta, l’oscurità aumenta, la Stella diventa ingovernabile, il forte vento la spinge a gran velocità verso il suo destino. Poco dopo un urto improvviso! Un secondo! Un terzo! un quarto! Il più terribile. La Stella si è schiantata sulla parete est della Bessanese, nell’Alta Valle di Lanzo, ai confini con la Francia. Gli aerostieri sono tutti vivi.

Figura 6 – Un tentativo di ricostruzione dei fatti

Ma Charbonnet è ferito. Una forte contusione alla testa gli provoca forti dolori e sanguinamenti. Bisogna però reagire e cercare una via d’uscita. la Stella è distrutta, in parte appesa allo spigolo Murari della Bessanese e in parte adagiata sul nevaio sottostante. Riprese le forze, i quattro superstiti ragionano sul da farsi (Fig. 6). Le nuvole avvolgono la montagna e la visibilità è pessima, ma bisogna trovare un posto dove passare la notte. Si va verso sera. Alla base dello spigolo Murari, da un terrazzo ricoperto di neve, spunta uno sperone roccioso. Qui Charbonnet, Annetta, Botto e Durando passano la notte. La prima notte all’addiaccio.

10 ottobre 1893, martedì

Il mattino del 10 ottobre si presenta nel bacino glaciale della Bessanese con un’alba rossa seguita da un sole splendente (osserva il bacino dalla morena laterale sinistra del ghiacciaio con la webcam del CNR-IRPI di Torino). Per i quattro aerostieri la luce è accecante, l’impresa di scendere a valle è molto difficile e pericolosa perché mancano le forze. Non sanno dove sono: in Francia, in Svizzera forse, poco importa però, ora importa trovare una via e scendere per chiedere aiuto. Di fronte a loro, la morena laterale sinistra del ghiacciaio della Bessanese sembra essere la via più semplice per scendere ma, per raggiungerla, bisogna attraversare il ghiacciaio che è pieno di crepacci, alcuni di questi ricoperti dalla neve fresca caduta il giorno prima e quindi in parte invisibili e ancor più pericolosi.

Figura 7 – Il vecchio rifugio Bartolomeo Gastaldi al Crot del Ciaussinè, poco dopo il 1893. Per il significato dei numeri vedere Figura 6

Costantino Durando parte per primo e si dirige verso la base della morena attraversando trasversalmente il ghiacciaio: la raggiunge con molta difficoltà. Parte Botto che si unisce a Costantino. Ora tocca ad Annetta, anche lei arriva a destinazione. Ora tocca a Charbonnet che, ferito e barcollante inizia la traversata. Le condizioni fisiche sono gravemente compromesse dalla fatica e soprattutto dal colpo preso e dalla conseguente perdita di sangue. Inoltre la notte all’addiaccio ha peggiorato la situazione. Charbonnet avanza, avanza barcollando, ad un certo punto però scivola e con un urto violento sbatte contro il bordo di un crepaccio e scompare inghiottito dal ghiacciaio. Per un attimo il silenzio cala su tutto e su tutti. Poi Annetta, Botto e Costantino urlano ripetutamente chiamando Charbonnet: niente da fare. Giuseppe Charbonnet, l’ammiraglio della Stella muore così (Fig. 6). I tre superstiti accelerano il passo verso una discesa ancora lunga, nella speranza di trovare qualcuno giù in valle e chiedere soccorso. Superato il ghiacciaio scendono fra pietraie e roccia in posto, molto probabilmente passando nei pressi del vecchio Rifugio Gastaldi senza neanche vederlo (Fig. 7). Per la descrizione di questa parte le fonti consultate riportano informazioni a volte contrastanti.

Superato il bacino glaciale della Bessanese e il Crot del Ciaussinè, i tre superstiti scendono fra pietraie e prati-pascoli. Non riuscendo a raggiungere il fondovalle prima del buio decidono di passare una seconda notte all’addiaccio.

11 ottobre 1893, mercoledì

Figura 8 – Il Pian della Mussa dal Pian dei Morti (foto M. Gabinio, 15/07/1900)

Ancora sole anche questa mattina. Le forze mancano sempre di più ma dal Pian dei Morti, luogo della seconda notte passata sotto le stelle, si vede il fondovalle e questo incoraggia a riprendere la discesa Fig. 8). Dal Pian dei Morti si scende fra prati e canali detritici. Ad un certo punto trovano un sentiero! Primo segnale di presenza umana. Il sentiero li porta direttamente dal Canale delle Capre a Rocca Venoni, nella parte più a monte del Pian della Mussa (Fig. 1 e un’altra foto qui). Qui trovano una baita e un pastorello.

Con il pastorello percorrono il Pian della Mussa dove finalmente incontrano dei pastori. I pastori danno ai tre superstiti il primo soccorso mentre un altro pastore corre a Balme a dare la notizia e a chiedere aiuto per il recupero di Giuseppe Charbonnet. Annetta, Botto e Durando si fermano al Pian della Mussa perché impossibilitati a proseguire a causa delle loro precarie condizioni di salute.

Nel mentre a Balme si organizza subito una squadra di soccorso che sale alla Bessanese e, il giorno dopo, recupera il corpo dell’ammiraglio Charbonnet.

Dopo la tragedia

Figura 9 – Balme alla fine del 1800. Sullo sfondo si intravede la Bessanese (foto M. Gabinio)

Il Dott. Bioletti che visita Charbonnet una volta trasportato a Balme e poi sepolto, afferma che la morte avvenne per congestione cerebrale provocata dal primo urto sulla Stella e dalla successiva caduta nel crepaccio, profondo oltre 20 metri. Alcuni giorni dopo un’altra spedizione parte da Balme per recuperare i resti della Stella, lasciando però sul posto la navicella perché troppo ingombrante.

I tre superstiti scendono a Balme aiutati dagli uomini del paese, dove si fermano per alcuni giorni facendo base all’Hotel Camussot. Dopo, il ritorno a Torino con alcuni parenti e amici che nel mentre li avevano raggiunti a Balme. Finisce così la tragica storia di un matrimonio singolare, fra Giuseppe Charbonnet e Annetta Demichelis e dei suoi fedeli compagni.

Il 9 dicenbre dello stesso anno i tre superstiti si recano al Santuario della Consolata a Torino per mantenere il voto fatto lassù, ai piedi della Bessanese, alla base dello spigolo Murari. L’ex voto è ancora al Santuario della Consolata (luogo n 5 sulla Pianta di Torino del 1891, Fig. 2).

Conclusioni e ringraziamenti

Spero che questa storia vi sia piaciuta e mi scuso per eventuali inesattezze. Nel caso doveste riscontrarne qualcuna vi pregherei di segnalarmelo.

Chissà quante storie di un tempo passato sono sconosciute ai più ma conservate negli archivi, nei libri, nelle fotografie, nei racconti dei nostri antenati. Storie locali, a prima vista poco importanti, ma testimoni di un tempo che sarebbe bene non dimenticare. In questo le Alpi sono un patrimonio inesauribile. “Le storie vere delle nostre montagne” potrebbe essere un libro, una collana, una serie di documentari. Secondo il mio modesto parere, vale sempre il motto “The key of the future reside in the past“.

Doverosi ringraziamenti vanno a tutte le istituzioni e a tutte le persone che hanno reso fruibile in forma gratuita la ricca documentazione utilizzata. Solo in questo modo la divulgazione può essere un efficace strumento finalizzato alla disseminazione delle conoscenze. Ringrazio Fabrizio Cresto del CAI di Lanzo Torinese per avermi regalato il libro La sposa dell’aria. Ringrazio Roberto Chiosso, attuale gestore del Rifugio Bartolomeo Gastaldi per le giornate passate nel bacino della Bessanese, fra ricerca in alta quota, divulgazione scientifica, belle storie e benefiche tavolate sempre apprezzate.

Riferimenti bibliografici

  • Annali dell’Ufficio Centrale Meteorologico e Geodinamico Italiano (1906) – Serie seconda, Vol. XV, Parte II – 1893. Tipografia nazionale di G. Bertero, Roma;
  • Baretti M. (1893) – Geologia della Provincia di Torino. Casanova editore, Torino;
  • Bonfantini G. (1898) – Torino e le Alpi. Salussolia, Torino;
  • Castagneri A. (2000) – La tragedia della Mongolfiera. Barmes news, n 14, rivista online del Comune di Balme;
  • Ferrari M. A. (2010) – La sposa dell’aria. Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano;
  • Telluccini A. (1928) – Il Palazzo Madama di Torino. Avezzano, Torino.

 


Immagine in evidenza: Santuario della Consolata in Torino, secolo XIX. Da https://phaidra.cab.unipd.it/, modificata.

About the author

Guido Nigrelli è un naturalista, un ricercatore al CNR-IRPI di Torino e un divulgatore scientifico. Come ricercatore studia le relazioni tra clima e processi morfodinamici in ambiente alpino. Come divulgatore scientifico gestisce questo blog e scrive di scienza, tecnologia e ambiente su alcune testate giornalistiche.

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