Telelavoro e smart working: il futuro è già presente

Il telelavoro e lo smart working sono due forme di lavoro che si stanno lentamente affermando anche in Italia. Sostenibilità e flessibilità i loro punti di forza

 

Tutti siamo connessi con tutto, nel bene e nel male (foto https://pixabay.com, modificata).

La globalizzazione è ormai un aspetto delle nostre vite che quasi diamo per scontato. Vivere in un mondo globalizzato comporta vantaggi e svantaggi. Ad esempio, possiamo spostarci da un capo all’altro del mondo in poche ore, oppure leggere questo post comodamente seduti a casa. Ma sempre in questo momento e sempre grazie alla globalizzazione, un minuscolo organismo di circa un centinaio di nanometri sta mettendo a dura prova la resilienza della nostra società: il suo nome è COVID-19 (per ottenere un nanometro di carta prendetene un millimetro e tagliatelo in 1 milione di pezzittini… facile no? 😉

Uno dei vantaggi più importanti della globalizzazione è che, grazie alle tecnologie informatiche, possiamo svolgere diverse attività lavorative da remoto, cioè lontani dalla nostra sede di lavoro. Questo vantaggio si trasforma in una esigenza, in alcuni casi vitale, proprio quando è necessario far fronte a situazioni di emergenza globali o locali (es. in occasione di epidemie, catastrofi naturali, oppure disastri ambientali).

Per quanto riguarda il lavoro subordinato (detto anche lavoro dipendente), l’attività lavorativa da remoto è sostanzialmente riferibile a due diverse tipologie: il telelavoro e il lavoro agile (smart working).

Telelavoro

Una tipica postazione di telelavoro in casa (foto https://unsplash.com/, modificata).

Il telelavoro è un tipo di lavoro effettuato a distanza grazie all’utilizzo di sistemi telematici di comunicazione; in particolare, lavoro a domicilio realizzabile mediante il collegamento a una rete di comunicazioni che consente il trasferimento immediato dei dati (fonte www.treccani.it). La normativa europea di riferimento è l’Accordo Quadro sul Telelavoro del 16 luglio 2002.

Questa forma di lavoro a distanza deve essere svolta da una postazione fissa, solitamente individuata nel domicilio del telelavoratore e attrezzata come una normale postazione da ufficio (sedia, scrivania, PC, stampante, telefono). La postazione del telelavoratore è connessa alla rete internet e/o aziendale. In questo modo il telelavoratore può connettersi da remoto ai dispositivi della sua azienda, trasferire e ricevere dati e documenti, oppure comunicare direttamente con i suoi colleghi in videochiamata. Il telelavoratore può svolgere la sua attività solamente dalla postazione che lui ha deciso di utilizzare.

Lavoro agile (smart working)

In biblioteca, in un parco, durante un convegno sono solo alcuni dei luoghi in cui è possibile effettuare smart working (foto https://unsplash.com/, modificata).

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro (fonte miur.gov.it). La normativa nazionale di riferimento è la Legge n 81 del 22 maggio 2017.

A differenza del telelavoro, il lavoro agile può essere svolto da qualsiasi parte, utilizzando le tecnologie informatiche più adeguate allo scopo (Laptop, tablet, smartphone, Wi-Fi). il lavoro agile è una forma più elastica e flessibile del telelavoro perché aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e di lavoro favorendo al contempo la crescita individuale e la produttività.

Meglio il telelavoro oppure il lavoro agile?

Direi meglio il lavoro agile. Il lavoro agile può intendersi come una evoluzione del telelavoro, in un processo di modernizzazione del rapporto di lavoro che risponde sempre di più ad una società globalizzata e in rapida evoluzione.

Alti livelli di diossido di azoto nella Pianura Padana (fonte ESA).

Entrambe le forme contribuiscono ad un drastico abbattimento dei costi, soprattutto quelli necessari per i trasferimenti casa-lavoro e ritorno. Il pendolarismo contribuisce ad aumentare l’inquinamento ambientale, quello acustico e i rischi associati agli intensi flussi veicolari. Una significativa diminuzione del pendolarismo migliora quindi di molto la qualità nelle nostre città metropolitane e non solo in queste.

Sotto l’aspetto dei rapporti sociali, il lavoro agile invece è da preferire al telelavoro perché non vincola il lavoratore a svolgere il proprio lavoro in un ambiente che, seppur casalingo, lo isola dal resto della comunità. Inoltre il lavoro agile offre la possibilità di organizzare al meglio il proprio tempo, adottando forme di lavoro più elastiche, non vincolate a rigidi orari ma più rispettose delle esigenze dei singoli. Con il lavoro agile è possibile abbattere i tempi morti e fare più cose senza fretta nello stesso arco di tempo. Ansia, stress, incidenti, traffico, smog, rumore diminuiscono andando ad incidere positivamente sul nostro stato di salute e sulla società globale. La qualità della vita migliora di molto.

Ultimo ma non ultimo, perché comunque stiamo parlando di lavoro, anche l’aspetto produttivo ne trae vantaggio. Infatti, numerose ricerche hanno dimostrato che il rendimento dei lavoratori in telelavoro e in lavoro agile è superiore al rendimento dei colleghi in sede. Fra queste due forme, il lavoro agile sembra incidere di più sull’aumento della produttività rispetto al telelavoro.

Il futuro è già presente tra noi

Per concludere, possiamo proprio dire che il futuro è già presente, tra noi. Molte delle persone che incontriamo in stazione, al museo, in una fiera e che sono intente ad accarezzare il loro smartphone oppure a battere sulla tastiera del loro laptop, in realtà stanno lavorando: scrivendo articoli, mandando preventivi, siglando accordi oppure stanno comunicando in videoconferenza.

Avanti dunque, tutto dove possibile, con lo smart working.

 

 

 


Fonte immagine in evidenza: https://pixabay.com, modificata.

 

 

About the author

Guido Nigrelli è un naturalista, un ricercatore al CNR-IRPI di Torino e un divulgatore scientifico. Come ricercatore studia le relazioni tra clima e processi morfodinamici in ambiente alpino. Come divulgatore scientifico gestisce questo blog e scrive di scienza, tecnologia e ambiente su alcune testate giornalistiche.